Acacia saligna

Acacia saligna

Nome scientifico: Acacia saligna (Labill.) H.L. Wendl.
appartiene alla Famiglia delle Mimosaceae
in sardo viene chiamata: Accaciu

 

Distribuzione. Pianta originaria dell’Australia occidentale, è stata diffusa in quasi tutto il mondo sia nelle zone semiaride dell’Africa, Sud America e Medio Oriente che nell’emisfero settentrionale. In Europa è presente in Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia. In Italia è distribuita nelle regioni meridionali, Toscana, Liguria e isole maggiori. In Sardegna è diffusa nelle zone costiere e nell’immediato entroterra. 


Ecologia e habitat. Pianta legnosa con portamento (aspetto) di piccolo albero alto dai 4 ai 10 m. La chioma è fitta e globosa, il tronco eretto, corto e con corteccia di color grigio-bruno. Le foglie sono verdi, lineari e lunghe fino a 25 cm, pendule, cioè pendono dai rami verso il basso dando a questa mimosa l’aspetto che ricorda il salice piangente. Oltre le normali foglie, sono presenti delle foglie particolari chiamate fillodi. Alla base di queste, nel ramo si trova una ghiandola, il nettario, che produce un liquido zuccherino capace di attirare le formiche. Queste pare siano molto utili alla pianta, perché riescono ad allontanare altri insetti tra cui quelli che si nutrono di foglie (insetti defoliatori). Le infiorescenze sono costituite da numerosi e piccoli fiorellini gialli uniti a formare una pallina (capolino globoso) di circa 1 cm, di un giallo intenso e leggermente profumata. Fiorisce da febbraio fino a giugno. Il frutto è un legume appiattito (frutto che ricorda i fagiolini Santa Teresa), lunghi fino a 30 cm e pendenti dai rami. Il legume contiene numerosi semi evidenziati da profonde strozzature tra un seme e l’altro. A maturazione il legume si apre liberando i semi bruni.
L’Acacia saligna è diffusa soprattutto nelle zone litoranee, alvei di torrenti, margini di laghi e paludi e aree retrodunali, ma è capace di colonizzare anche ambienti particolari come : scarpate, discariche di terra, frane ecc.


Curiosità. E’ stata importata in Italia nel passato come pianta ornamentale o come uso forestale per rimboschire aree sabbiose, si è ben naturalizzata grazie alla sua facilità nell’adattarsi e nel riprodursi. La sua riproduzione è favorita dalle formiche che, nell’intento di portare i semi nei loro nidi, contribuiscono alla propagazione della pianta. Negli anni 60 in Sardegna è stata utilizzata insieme ai ginepri e al Pino d’Aleppo, per stabilizzare i suoli sabbiosi e aree dunali. Viene inoltre impiegata come legna da ardere e come foraggio per animali.