Asparago selvatico

Asparago selvatico

Nome scientifico: Asparagus acutifolius L.
appartiene alla Famiglia delle Asparagaceae
in sardo viene chiamata: Sparau, Sparau femina

 

Distribuzione. La specie è diffusa nelle aree mediterranee. In Italia si trova in quasi tutta la penisola comprese le isole. In Sardegna è una specie comune soprattutto nelle aree con una forte presenza dell’uomo (aree antropizzate).


Ecologia e habitat. Pianta perenne alta da 50 cm a 1 m che può formare dei piccoli cespugli o rampicarsi, i fusti sono verdi o bianco grigiastri. Possiede dei rametti particolari, i cladodi, di color verde scuro capaci di fare la fotosintesi come le foglie. Sono lunghi circa 5 mm e terminano acuminati, sono disposti in fascetti. Le foglie invece, sono delle piccolissime squame. I fiori, singoli o in gruppetti, sono piccoli a forma di stella, biancastri o giallognoli. Fioriscono tra agosto e settembre. I frutti sono delle bacche, sferiche, inizialmente verdi, a maturazione diventano prima brune poi nere, contengono uno o due semi.
L’Asparago selvatico cresce in zone assolate, muri a secco, siepi, macchie e pascoli, ma anche nei bordi delle aree umide salmastre, predilige soprattutto i margini boscati sia della fascia costiera sia dei boschi e macchia in aree collinari.


Curiosità. I giovani turioni (giovane germogli)  lisci e verdi anche se hanno un sapore amarognolo sono, soprattutto in Sardegna, largamente usati in cucina per la preparazione di moltissimi pietanze: per arricchire e condire la pasta, per frittate, zuppe, creme e risotti o cucinati al cartoccio. La pianta può essere usata anche in fitoterapia (utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie): i rizomi (fusto strisciante e sotterraneo da dove possono spuntare nuove piantine) vengono adoperati come sedativi del cuore; dalle radici si ottengono sciroppi diuretici. Ha inoltre proprietà dimagranti, cura la pressione alta e rinvigorisce l’organismo.